Sismicità del Piemonte

La sismicità di un territorio ne descrive l’attività sismica, fornendo indicazioni sulla distribuzione spaziale, sulla frequenza e sulla forza dei terremoti che vi si verificano.

Il territorio piemontese è caratterizzato lungo i confini settentrionali, occidentali e meridionali dai rilievi montuosi del sistema alpino occidentale e del sistema appenninico settentrionale. La storia geologica del Piemonte è dominata dalla storia della catena alpina, la cui evoluzione può essere ricostruita in relazione ai movimenti relativi delle placche litosferiche dell'Eurasia e dell'Africa. Il contesto tettonico e i regimi geodinamici attivi portano la regione ad essere sede di frequente attività sismica, solitamente modesta dal punto di vista energetico, con alcuni più rari, ma significativi, eventi più forti rilevati dai dati storici e strumentali.

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Gli epicentri osservati nell’area alpina occidentale si distribuiscono prevalentemente lungo due direttrici, note storicamente come Arco Sismico Piemontese e Arco Sismico Brianzonese. La prima segue la direzione dell'arco alpino occidentale nella sua parte interna, in corrispondenza del massimo gradiente orizzontale della gravità, lungo il limite fra le Unità Pennidiche e la Pianura Padana. La seconda, più allargata e più superficiale, segue l'allineamento dei massicci cristallini esterni in corrispondenza del minimo gravimetrico delle Alpi occidentali francesi, lungo il Fronte Pennidico, fino a raggiungere l’area del Vallese. Le due direttrici convergono verso sud tra le Alpi del Monviso e le Alpi Marittime. Si osserva una distribuzione di eventi con maggiore dispersione procedendo verso la costa del Mar Ligure, interessando il Nizzardo e l'Imperiese. Significativa anche la sismicità dell’Alto Monferrato e del Tortonese. Si osservano inoltre  alcuni eventi a maggiore profondità ipocentrale, in particolare in corrispondenza della Pianura Piemontese Occidentale, tra il Torinese e il Cuneese, e del Bacino di Alessandria, correlati alla subduzione delle propaggini rispettivamente dell’arco alpino e di quello appenninico.

Dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani dell’INGV - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (CPTI-DBMI 15 v4, Rovida et al. 2022), tra l’anno 1000 e il 2020, risulta che nell’area che interessa il territorio piemontese (44-46.5°N, 6.5-9.5°E) si sono verificati circa 70 terremoti con valore di magnitudo momento stimato superiore o uguale a 4.75 Mw, di cui circa 30 all’interno dei confini regionali, localizzati prevalentemente nella fascia alpina pedemontana torinese (in particolare con gli eventi della Valle Pellice del 1808 che hanno superato magnitudo 5 Mw), quella sud-occidentale nel cuneese e il quadrante sud-orientale tra il Monferrato, il Tortonese e le propaggini nord-occidentali appenniniche (con gli eventi del 1828 e del 1541 e i più recenti a inizio anni 2000, con magnitudo prossima o superiore a 5 Mw). 

Eventi significativi più distanti verificatisi nell’Appennino settentrionale hanno prodotto lievi risentimenti anche nel territorio piemontese, mentre più diffusi furono gli effetti osservati del terremoto che ha interessato la costa ligure di ponente nel 1887 (Mw superiore a 6). 

Bibliografia

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli, B., Gasperini P., Antonucci A. 2022. Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), versione 4.0. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/CPTI/CPTI15.4http://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15https://emidius.mi.ingv.it/CPTI/.

Note

    Ultima modifica 28 Giugno 2024