Ghiacciai

ARPA Piemonte svolge annualmente una campagna glaciologica, come previsto dal Tavolo Tecnico nazionale "Rischio connesso ai fenomeni di dissesto in ambienti glaciali e periglaciali" e d’intesa con il Comitato Glaciologico Italiano, al fine di documentare le trasformazioni dell’alta montagna, accelerate dal cambiamento climatico in atto. Lo scopo del monitoraggio consiste nella valutazione visiva dello stato complessivo dei ghiacciai, della presenza di aree collassate, di dissesti che coinvolgono direttamente i corpi glaciali, di laghi di neoformazione e di eventuali situazioni di evidente pericolo. 

Ghiacciaio Meridionale di Osand, sullo sfondo il M. Arbola (3235 m): il ghiacciaio, soggetto a forte riduzione della sua massa, lascia affiorare speroni rocciosi e detrito.
Ghiacciaio Meridionale di Osand, sullo sfondo il M. Arbola (3235 m): il ghiacciaio, soggetto a forte riduzione della sua massa, lascia affiorare speroni rocciosi e detrito.

In Piemonte sono presenti 161 corpi glaciali distribuiti su otto massicci montuosi, distribuiti dalle Alpi Marittime all’Ossola. In gran parte si tratta di piccoli corpi glaciali, protetti da pareti rocciose rivolte a Nord, presenti in particolare tra le Alpi Marittime (dove quello di Clapier rappresenta il ghiacciaio più meridionale delle Alpi) e le Cozie. Tra le Alpi Graie e Lepontine si trovano in genere ghiacciai di medie dimensioni, limitati alle parti alte dei massicci montuosi, sopra i 3000 m; sono presenti anche grandi ghiacciai, quali il Belvedere che scende dal versante Est del M. Rosa fino a circa 1800 m di quota con un’ampia lingua glaciale per una lunghezza totale di circa 6 km e i ghiacciai di Osand che occupano estesi ripiani in quota nel massiccio del M. Arbola.  
A conclusione dei rilievi del 2024 è stato pubblicato il quadro delle estensioni dei ghiacciai piemontesi, disponibile online sul geoportale di Arpa. In confronto al precedente catasto dei ghiacciai (Comitato Glaciologico Italiano, 2006-2007) la superficie glacializzata complessiva in Piemonte è scesa da 30 km2 a 22 km2; su 109 ghiacciai rilevati nel 2006-2007, cinque sono scomparsi e sono stati definiti estinti, molti altri si sono smembrati in corpi di dimensioni minori, portando il numero complessivo a 161 corpi glaciali; nello stesso intervallo di tempo la superficie media per ghiacciaio si dimezza, passando da 28 ettari a 14 ettari.

Versante Est del Monte Rosa (4638 m, punta Dufour, al centro della foto), area maggiormente glacializzata del Piemonte; da sinistra a destra si riconoscono i ghiacciai di Signal, del Monte Rosa che prosegue poi nella lingua del Belvedere, non in foto, e di Nordend.
Versante Est del Monte Rosa (4638 m, punta Dufour, al centro della foto), area maggiormente glacializzata del Piemonte; da sinistra a destra si riconoscono i ghiacciai di Signal, del Monte Rosa che prosegue poi nella lingua del Belvedere, non in foto, e di Nordend.
Dettaglio dei seracchi sommitali del ghiacciaio del Monte Rosa, a quote superiori i 4000 m.
Dettaglio dei seracchi sommitali del ghiacciaio del Monte Rosa, a quote superiori i 4000 m.

La totalità dei ghiacciai piemontesi sta subendo i cambiamenti climatici in atto, con meno neve in inverno e più caldo in estate. Gli effetti più evidenti sono la perdita della copertura nevosa invernale così il ghiaccio esposto si presenta grigio e solcato da rigole di acqua di fusione. I corpi glaciali si contraggono, diminuendo di spessore e di estensione. In tale contesto risulta fortemente attiva l’instabilità delle pareti rocciose sovrastanti i ghiacciai, in particolare dalle aree liberate dai ghiacci, ma non solo, per cui la copertura detritica dei ghiacciai è in costante aumento. 

Ghiacciaio di Clapier, sotto l’omonimo monte (3045 m) nelle Alpi Marittime: a soli 40 km in linea d’aria dal mare è il più meridionale delle Alpi.
Ghiacciaio di Clapier, sotto l’omonimo monte (3045 m) nelle Alpi Marittime: a soli 40 km in linea d’aria dal mare è il più meridionale delle Alpi.
Ghiacciaio della Bessanese (3601 m), nelle Valli di Lanzo, caratterizzato sulla sua superficie da numerosi accumuli detritici effetto di crolli in roccia dalle pareti sovrastanti.
Ghiacciaio della Bessanese (3601 m), nelle Valli di Lanzo, caratterizzato sulla sua superficie da numerosi accumuli detritici effetto di crolli in roccia dalle pareti sovrastanti.

RISCHIO GLACIALE E PERIGLACIALE IN AMBIENTE ALPINO

In occasione del Convegno "Rischio glaciale e periglaciale in ambiente alpino", svoltosi presso la sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile, è stato presentato il documento tecnico "Rischio glaciale e periglaciale in ambiente alpino: un quadro metodologico".

La pubblicazione rappresenta l'esito delle attività svolte da un Gruppo di Lavoro multidisciplinare dedicato, coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile, che ha coinvolto strutture di protezione civile ed esperti della comunità scientifica, delle amministrazioni regionali e delle organizzazioni di settore. Arpa Piemonte ha contribuito alla redazione della sezione relativa alla Conoscenza, condividendo negli approfondimenti le attività realizzate negli ultimi anni.
Obiettivo del documento tecnico è fornire elementi metodologici relativamente agli ambiti strategici di conoscenza, comunicazione e formazione sui rischi in alta montagna, in ambiente glaciale e periglaciale, con particolare riguardo all'attuale contesto di cambiamento climatico.

Per ulteriori informazioni: https://www.protezionecivile.gov.it/it/notizia/rischio-glaciale-e-periglaciale-ambiente-alpino-un-convegno-sulle-azioni-strategiche-materia-di-conoscenza-comunicazione-e-formazione/

 

 

Note

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    Ultima modifica 19 Dicembre 2025