Data di inserimento 09 Settembre 2026
Il 2026 potrebbe concludersi sotto l'influenza di uno degli episodi di El Niño più intensi degli ultimi decenni. Secondo gli ultimi aggiornamenti dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), il fenomeno è ormai consolidato nell'Oceano Pacifico tropicale e persisterà fino a febbraio 2027.
El Niño è un fenomeno naturale caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico orientale in zona equatoriale, fino alle coste sud-americane. Il nome del fenomeno deriva da “El Niño de la Navidad” (il bambino di Natale), come veniva chiamato dalle popolazioni locali, peruviane ed ecuadoriane, perché il massimo riscaldamento anomalo si verifica solitamente nel mese di dicembre attorno a Natale. È un processo naturale, che avviene con una periodicità ciclica variabile tra i 2 e 7 anni (media di circa 4-5 anni), alternandosi all’opposta anomalia di raffreddamento, denominata La Niña.
Il surriscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico, in corrispondenza dell’America latina, modifica la circolazione atmosferica, influenzando temperature, precipitazioni e frequenza degli eventi estremi in molte regioni del mondo. Gli effetti più immediati ed evidenti sono naturalmente osservati in quella porzione del pianeta, con chiare variazioni nel regime delle precipitazioni: ad es. un mare più caldo di fronte alle coste sud-americane favorisce piogge più intense in inverno, anche alluvionali, su zone invece tipicamente desertiche. Ma gli effetti di El Niño in realtà si ripercuotono in tutta la circolazione atmosferica globale, seppur con conseguenze meno dirette in aree geograficamente lontane come l’Europa.
Esistono diversi indici numerici, utilizzati per misurare questo fenomeno di riscaldamento, che si differenziano in base all’esatta porzione geografica di Oceano Pacifico che viene considerata per calcolare le misure. Uno comunemente usato è il cosiddetto Nino 3.4, relativo all’area centrale del Pacifico equatoriale, a metà strada tra le Americhe e l’Indonesia.
Secondo le previsioni del Centro Meteorologico Europeo ECMWF, il valore dell’indice Nino 3.4 potrebbe superare i +3,5 °C al suo picco atteso tra novembre e dicembre 2026.
Anche se non si può già affermare con certezza che finirà con essere un evento da primato assoluto, la WMO segnala che l'episodio in corso ha una probabilità del 69% di divenire un evento storico, superando l'intensità dei maggiori eventi precedenti di El Niño osservati a partire dal 1950 ad oggi: rispetto ad un massimo storico di circa +2,5 °C, l’evento attuale ad agosto 2026 ha già superato tutti quelli precedenti ed è così proiettato verso un massimo assoluto per l’inverno 2026-2027; gli effetti climatici sono poi destinati a protrarsi per buona parte del 2027.
L’intensità del fenomeno di El Niño attuale è verosimilmente legata al generale riscaldamento globale che coinvolge ormai tutto il pianeta. Non si traduce automaticamente in effetti identici in ogni area del pianeta; in Europa l'influenza del fenomeno è indiretta, ritardata - gli effetti si iniziano ad avvertire in Europa perlopiù dall’autunno inoltrato - e mediata da altri fattori atmosferici. Tuttavia, è abbastanza riconosciuta una sua influenza nell’amplificazione di effetti meteorologici estremi di diversa natura, in varie parti del pianeta.
Ciò che preoccupa della configurazione attuale è la gran quantità di energia che verrà immessa in atmosfera dalle calde acque superficiali del Pacifico (come quella quest’anno presente anche sul Mediterraneo), alla quale si somma l’anomalia climatica globale causata dall’effetto serra dei gas climalteranti (+1,43 °C al 7/9/2026 – fonte Copernicus). Tutta questa energia disponibile potrà determinare fenomeni atmosferici estremi ed avrà ripercussioni sull’anomalia globale di temperatura per i mesi a venire.
Fine dell’ultima ondata di calore e inizio dell’autunno meteorologico
Con la giornata di martedì 8 settembre si è conclusa l’ondata di calore iniziata alla fine del mese di agosto, causata sempre dalla presenza dell’anticiclone africano sul Mediterraneo, la figura barica ricorrente in estate, che ha caratterizzato pure l’eccezionale estate del 2026.
L’apice di questa ondata di calore è avvenuto il 5 settembre (ad autunno meteorologico già iniziato), risultato il giorno di settembre più caldo della serie storica di Arpa Piemonte a partire dal 1958. In tale giorno la media delle temperature massime sull’intero territorio piemontese è stata pari a 28,5 °C, con mediamente 33 °C in pianura e picco di 37,4 °C a Villanova Solaro (CN).
Tra il 3 e il 7 settembre 160 termometri della rete Arpa Piemonte hanno stabilito il primato di temperatura massima per il mese di settembre, pari a circa il 58% dei sensori termometrici. Rilevanti anche i record mensili di temperatura minima più alta, indicativi del disagio fisico notturno: primato per 137 stazioni termometriche della rete, circa la metà del totale.
Tutti i capoluoghi di provincia hanno sperimentato valori termici record, con le sole eccezioni delle massime a Verbania e delle minime a Vercelli.
Autunno: temperature miti e perturbazioni atlantiche
Dopo un’estate molto calda e siccitosa, le previsioni stagionali del Centro Europeo (ECMWF) suggeriscono che l'autunno in Piemonte potrebbe essere caratterizzato da un flusso atlantico più attivo, con frequenti perturbazioni dirette verso l'Europa occidentale ed in particolare verso l’area del Mediterraneo. Se settembre si assesterà con precipitazioni ancora mediamente vicine alla norma mensile, con le piogge concentrate perlopiù solo nell’ultima parte del mese, i mesi successivi mostrano un più chiaro segnale di anomalia positiva. Le temperature saranno sopra le medie climatologiche per gran parte dell'Europa meridionale, in accordo con quanto indicano i modelli stagionali globali della WMO. Ci attende quindi un autunno ed un inizio inverno mite e molto umido, con precipitazioni anche abbondanti, ma con l’aria mite la quota neve potrebbe essere inizialmente elevata e le prime nevicate importanti limitate alle altitudini più alte.
Inverno: inizio mite e via via più asciutto
Dopo un avvio mite e umido, le precipitazioni si sposteranno gradualmente più a nord delle Alpi, determinando per le nostre regioni un periodo più secco, ancora caratterizzato da temperature superiori alle medie del periodo. Solo l’ultima parte dell’inverno potrebbe riservare irruzioni di aria fredda, anche con picchi di freddo intenso di breve durata e neve anche a quote più basse.
In conclusione, a partire dalla fine di settembre si prevede un autunno ed inizio inverno piovoso ma mite, con quota delle nevicate elevata. Solamente la parte finale dell’inverno potrà riservare occasioni per irruzioni di aria più fredda verso le nostre latitudini.
È importante ricordare sempre che si tratta di andamenti medi sul lungo periodo, che quindi non escludono locali singoli episodi più altalenanti.
Per vedere la previsione completa e dettagliata delle previsioni stagionali per l’autunno sul Piemonte, visita la pagina dedicata.
Note
Ultima modifica 09 Settembre 2026