Mappa delle concentrazioni di cromo, nichel, cobalto e vanadio nei suoli della pianura piemontese

La mappa delle concentrazioni di cromo (Cr), nichel (Ni), cobalto (Co) e vanadio (V) nei suoli è in fase di progressiva estensione all’intero territorio piemontese ed è consultabile e scaricabile attraverso il Geoportale di ARPA Piemonte nella sezione suolo.

 

L’esigenza di disporre la mappa nasce dalla constatazione che, in ampie porzioni del territorio regionale, sono presenti concentrazioni elevate di Cr, Ni, Co e V, riconducibili prevalentemente alle caratteristiche litologiche, geochimiche e pedogenetiche dei suoli. In assenza di un adeguato quadro conoscitivo di riferimento, tali concentrazioni possono risultare di complessa interpretazione, in particolare ai fini della distinzione tra condizioni di fondo naturale e possibili contributi di origine antropica diffusa o puntuale.

Per la sua elaborazione sono utilizzati dati selezionati della Rete di monitoraggio ambientale dei suoli di ARPA Piemonte, in attuazione di quanto previsto dalla Deliberazione della Giunta Regionale 2 luglio 2021, n. 8 3474, che definisce il quadro metodologico per lo studio della contaminazione diffusa del suolo e la determinazione dei valori di fondo per i suoli piemontesi. 

L’impiego dei campioni della rete di monitoraggio garantisce la disponibilità di dati omogenei, validati, confrontabili e metodologicamente coerenti, in quanto acquisiti nell’ambito di un sistema di monitoraggio strutturato, basato su criteri condivisi di progettazione, campionamento, analisi ed elaborazione dei dati.

La mappa individua aree omogenee di concentrazione per Cr, Ni, Co e V mettendo in relazione i livelli di concentrazione osservati con i principali fattori naturali di controllo, quali la litologia dei materiali parentali, i processi pedogenetici e le proprietà chimico fisiche dei suoli.

Per ciascuna area omogenea vengono forniti i valori di fondo geochimico naturale e un set di parametri statistici descrittivi, utili a rappresentare in modo più completo la variabilità naturale delle concentrazioni.

Le ipotesi di prevalente origine (naturale, naturale- antropica) delle concentrazioni osservate sono verificate mediante un approccio integrato che combina l’analisi della variabilità verticale lungo il profilo del suolo, la ricerca di correlazioni statisticamente significative tra gli elementi e la valutazione di specifici indici di arricchimento.

Nel suo complesso, la mappa rappresenta uno strumento conoscitivo di riferimento per supportare correttamente l’applicazione della normativa vigente in materia di suolo, le valutazioni ambientali e i procedimenti di caratterizzazione, la pianificazione territoriale e la gestione sostenibile del territorio, contribuendo a una lettura più consapevole e contestualizzata dei dati analitici sul suolo.

Le ipotesi riferite alla prevalente origine naturale di Cr, Ni, Co e V derivano dall’analisi di una popolazione di dati statisticamente significativa a scala di dettaglio 1:50.000.

In particolare nell’ambito delle indagini preliminari sito specifiche previste dalla normativa vigente in materia di suolo (contaminazione del suolo, terre e rocce da scavo, utilizzo sostenibile e circolare delle terre da scavo, suoli agricoli e piani di gestione dell’inquinamento diffuso), la definizione del fondo geochimico naturale rappresenta un presupposto indispensabile per una corretta interpretazione e per la distinzione tra apporti di origine naturale e contaminazioni di origine antropica, riducendo il rischio di interventi non necessari. 

Nell’ambito delle indagini preliminari sito‑specifiche previste dalla normativa vigente in materia di qualità dei suoli, il confronto tra i dati derivanti dalla mappa e quelli acquisiti nel sito o nell’area di interesse richiede un’adeguata contestualizzazione sia metodologica sia interpretativa. A tal fine, è necessario considerare i criteri di rappresentatività dei dati, le modalità di elaborazione statistica e le definizioni normative di riferimento, al fine di garantire un confronto coerente e tecnicamente fondato con i valori di fondo naturale e con i parametri disponibili per le aree omogenee di concentrazione.

In tale contesto, per il corretto utilizzo e confronto tra i dati della rete di monitoraggio e quelli del sito o dell’area di interesse, è opportuno tenere in considerazione che:

  • I parametri statistici forniti per aree omogenee di concentrazione possono essere utilizzati come riferimento per lo strato superficiale interessato da processi chimici, fisici e biologici della pedogenesi, per una profondità coerente con le profondità di campionamento utilizzate nel presente studio. Nell'ambito dell'applicazione della normativa (D.Lgs. 152/06, D.P.R. 120/2017, D.M. 46/2019), i parametri statistici forniti sono rappresentativi dello strato superficiale 0-100 cm;
  • Le concentrazioni dei contaminanti sono riferite alla totalità dei materiali secchi della frazione inferiore a 2 mm, comprensiva dello scheletro frazione 2 cm - 2 mm. I parametri statistici forniti sono quindi direttamente confrontabili con le indagini preliminari sito specifiche richieste dalla normativa (D.Lgs. 152/06, D.P.R. 120/2017, D.M. 46/2019); i campioni con caratteristiche attribuibili a potenziale origine antropica sono stati esclusi a priori dalle elaborazioni. I valori outliers delle aree omogenee, nonostante le elevate concentrazioni, sono riconducibili a prevalente origine litologica e rappresentano la naturale variabilità spaziale del contaminante;
  • I valori di fondo forniti per le aree omogene di concentrazione sono compatibili con la definizione del D.M. 46/2019 di “fondo geochimico”: distribuzione di una sostanza nel suolo derivante dai processi naturali, con eventuale componente antropica non rilevabile o non apprezzabile;
  • Le aree omogenee di concentrazione individuate sono comparabili con la definizione riportata dal D.P.R. 120/2017 di “ambito territoriale con fondo naturale”: porzione di territorio geograficamente individuabile in cui può essere dimostrato che un valore di concentrazione di una o più sostanze nel suolo, superiore alle concentrazioni soglia di contaminazione del D.Lgs. 152/06, sia ascrivibile a fenomeni naturali legati alla specifica pedogenesi del territorio stesso, alle sue caratteristiche litologiche e alle condizioni chimico-fisiche presenti;
  • I parametri statistici forniti sono utilizzabili in base a quanto stabilito nell’articolo 11 comma 1 del D.P.R. 120/2017: “Il piano di indagine può fare riferimento anche ai dati pubblicati e validati dall'Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente relativi all'area oggetto di indagine”;
  • Le ipotesi riferite alla prevalente origine naturale di Cr, Ni, Co e V derivano dall’analisi di una popolazione di dati statisticamente significativa a scala di dettaglio 1:50.000. Non è quindi possibile escludere a priori la presenza di casi di superamento dei limiti di legge e/o valori di fondo proposti, riconducibili a contaminazione diffusa di origine antropica rilevabile a scala di maggior dettaglio.
Aree omogene di concentrazione del cromo per i suoli della pianura torinese, bacini Sangone, Dora Riparia, Chisola, Ceronda, Stura Lanzo, Po (Chivasso-Caluso) e Malone
Aree omogene di concentrazione del cromo per i suoli della pianura torinese, bacini Sangone, Dora Riparia, Chisola, Ceronda, Stura Lanzo, Po (Chivasso-Caluso) e Malone
Aree omogene di concentrazione del cromo per i suoli della pianura alessandrina (bacini di Orba, Bormida e Scrivia) e della pianura tortonese (bacini di Scrivia, Grue e Curone)
Aree omogene di concentrazione del cromo per i suoli della pianura alessandrina (bacini di Orba, Bormida e Scrivia) e della pianura tortonese (bacini di Scrivia, Grue e Curone)

Note

    Ultima modifica 18 Maggio 2026