Giornata internazionale della montagna 2025

In occasione della Giornata Internazionale della Montagna, che si celebra domani 11 dicembre, Arpa Piemonte presenta le attività effettuate in ambiente montano quest’anno.

Ghiacciai: cosa è successo ai ghiacciai nell’estate 2025?

Nel 2025, che ricordiamo è l’Anno Internazionale per la Preservazione dei Ghiacciai, l’Agenzia ha svolto la campagna annuale di osservazione e monitoraggio dell’ambiente glaciale piemontese, per valutare non solo lo stato complessivo dei ghiacciai, ma anche l’evoluzione di fenomeni di instabilità in atto, noti o di neoformazione. Particolare attenzione è stata posta nel controllo delle recenti frane avvenute in alta quota: per citare i principali, il crollo di roccia dal Colle delle Locce (Monte Rosa) del 26 dicembre 2024, che ha fortemente coinvolto il sottostante ghiacciaio omonimo, le colate detritiche (agosto 2023 e giugno 2024) e l’incisione della morena del ghiacciaio del Belvedere (Valle Anzasca, Macugnaga, VB), il crollo della base dello spigolo Murari sull’Uia di Bessanese (Balme, TO) di fine agosto 2023.

Nel corso della campagna glaciologica 2025 sono state condotte 14 missioni: su 161 corpi glaciali totali, ne sono stati visitati 110, di cui 11 raggiunti con sopralluoghi diretti e i restanti osservati con sorvoli da elicottero o drone, con il supporto logistico del Settore Protezione Civile della Regione Piemonte. Oltre al monitoraggio qualitativo attraverso il confronto fotografico tra l’aspetto del ghiacciaio negli anni precedenti e l’attuale, per 50 ghiacciai è stato effettuato un confronto quantitativo delle trasformazioni elaborando un modello 3D fotogrammetrico.

Dall’analisi dei dati, si conferma la tendenza di deglacializzazione delle Alpi, con particolare effetto per i ghiacciai (o le parti di questi) poste sotto i 3100/3200 m di quota. La contrazione complessiva della superficie glaciale piemontese è stata pari a 15,3 ettari dal precedente rilievo avvenuto tra il 2022 e il 2024. In dettaglio, 29 ghiacciai sono risultati in evidente contrazione areale: la riduzione maggiore è stata registrata per il ghiacciaio Sesia-Vigne nel massiccio del Monte Rosa, con una perdita di 2,6 ettari dal 2023. L’arretramento frontale è stato misurato in sito per due ghiacciai (Bessanese e Ciamarella) con valori contenuti entro i 7 m (rispetto al 2023); invece, attraverso la fotogrammetria è stato misurato un arretramento medio di oltre 14 m in un anno su 5 ghiacciai distribuiti tra le Alpi Graie e Pennine.

Uia di Bessanese (3.604 m slm, Balme – TO), l’omonimo ghiacciaio e in primo piano la base dello spigolo Murari in parte crollata a fine agosto 2023
Uia di Bessanese (3.604 m slm, Balme – TO), l’omonimo ghiacciaio e in primo piano la base dello spigolo Murari in parte crollata a fine agosto 2023
Ghiacciaio Settentrionale delle Locce (valle Anzasca, Macugnaga - VB). Posizione della fronte (F) nel 2024 e nel 2025: l’arretramento maggiore è avvenuto in corrispondenza dell’erosione di ghiaccio prodotta dal crollo del 26 dicembre 2024 la cui area di transito (T) è delimitata in rosso (N: nicchia di distacco; A: accumulo). Nello stesso periodo, il corpo glaciale superiore si è separato dal sottostante scoprendo le rocce indicate con asterisco
Ghiacciaio Settentrionale delle Locce (valle Anzasca, Macugnaga - VB). Posizione della fronte (F) nel 2024 e nel 2025: l’arretramento maggiore è avvenuto in corrispondenza dell’erosione di ghiaccio prodotta dal crollo del 26 dicembre 2024 la cui area di transito (T) è delimitata in rosso (N: nicchia di distacco; A: accumulo). Nello stesso periodo, il corpo glaciale superiore si è separato dal sottostante scoprendo le rocce indicate con asterisco

Permafrost

Il permafrost, definito come terreno che permane a temperature uguali o inferiori a 0 °C per almeno due anni consecutivi, rappresenta un componente fondamentale della criosfera montana europea la cui evoluzione sta assumendo crescente rilevanza nel dibattito scientifico contemporaneo. Gli studi più recenti evidenziano come questo elemento paesaggistico, a lungo trascurato rispetto ai più visibili ghiacciai, costituisca in realtà un indicatore particolarmente significativo dei cambiamenti climatici in atto e un fattore determinante per la stabilità geomorfologica, il bilancio idrico e l'ecologia degli ambienti d'alta quota europei.

Un recente studio, intitolato “Enhanced warming of European mountain permafrost in the early 21st century”, a cui hanno contribuito anche le Arpa di Piemonte, Veneto e Valle d'Aosta, rivela che il permafrost nelle montagne europee si sta riscaldando a un ritmo molto elevato.  L’analisi condotta a livello europeo documenta un incremento medio delle temperature del permafrost di 0,2 - 0,5 °C per decennio negli ultimi 20 anni, con valori più elevati negli strati superficiali (fino a 10 metri) e nelle regioni più meridionali. I dati delle stazioni italiane evidenziano un significativo incremento con valori che raggiungono +0,6 °C per decennio nel periodo 2000-2020. La degradazione del permafrost si manifesta anche attraverso l'incremento dello spessore dello strato attivo (porzione superficiale soggetta a cicli stagionali di gelo e disgelo), che è aumentato mediamente di 25-30 cm per decennio nelle Alpi europee, con picchi di oltre 50 cm in alcune località durante le estati particolarmente calde.

Andamento delle temperature nel sottosuolo alla profondità di 30 m nei tre siti di monitoraggio del permafrost alpino di competenza delle Agenzie di Veneto (sito Piz Boè), Piemonte (sito Colle Sommeiller) e Valle d’Aosta (sito Cime Bianche). Il trend di riscaldamento è evidente in tutte e tre le serie ed in linea con il segnale che si osserva a scala alpina (dati delle Arpa di Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto, elaborazione a cura di Arpa Valle d’Aosta)
Andamento delle temperature nel sottosuolo alla profondità di 30 m nei tre siti di monitoraggio del permafrost alpino di competenza delle Agenzie di Veneto (sito Piz Boè), Piemonte (sito Colle Sommeiller) e Valle d’Aosta (sito Cime Bianche). Il trend di riscaldamento è evidente in tutte e tre le serie ed in linea con il segnale che si osserva a scala alpina (dati delle Arpa di Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto, elaborazione a cura di Arpa Valle d’Aosta)

È ormai ben documento un significativo incremento della frequenza di crolli in roccia di grande magnitudo (volumi superiori a 100.000 m³) in aree interessate da permafrost in degradazione, con una particolare concentrazione nei massicci del Monte Bianco, del Monte Rosa e degli Alti Tauri. Anche sulle Alpi piemontesi si sono verificati negli ultimi anni importanti fenomeni di crollo. Tra i più significativi ricordiamo quello del Rocciamelone (dicembre 2006), della Punta Tre Amici-Monte Rosa (dicembre 2015), del Monviso (dicembre 2019), Colle Locce Nord (dicembre 2024). Questi fenomeni, oltre ad essersi verificati nello stesso mese, hanno coinvolto ingenti volumi rocciosi (da decine di migliaia a centinaia di migliaia di m3), su pendii esposti nel quadrante nord, a quote comprese tra 3100 m e 3300 m.  

Rock glacier dei Fourneaux in Alta Val Susa ripreso dal drone durante la campagna estiva di rilievo fotogrammetrico in collaborazione con l’Arpa Valle d’Aosta. Alcune settori della copertura detritica si sono spostati di oltre 2 m nel biennio 2023-2025
Rock glacier dei Fourneaux in Alta Val Susa ripreso dal drone durante la campagna estiva di rilievo fotogrammetrico in collaborazione con l’Arpa Valle d’Aosta. Alcune settori della copertura detritica si sono spostati di oltre 2 m nel biennio 2023-2025

Eventi alluvionali del 2025: i processi osservati in zona alpina

Tra gli eventi che hanno interessato il territorio regionale nel 2025, si richiamano in particolare alcuni che hanno manifestato effetti al suolo in zona alpina.

Tra martedì 15 e giovedì 17 aprile 2025, intense precipitazioni hanno interessato in generale tutto il Piemonte, con picchi superiori a 550 mm nelle aree montane e pedemontane del Torinese, Biellese, Vercellese e Verbano, accompagnate in quota da copiose nevicate sui settori alpini (valori medi di 120-140 cm di neve fresca a 2500 m).  Si sono verificate frane (per lo più colamenti rapidi ma anche alcuni fenomeni di scivolamento planare) e allagamenti da parte del reticolo idrografico principale e secondario, con danni diffusi e, purtroppo, anche una vittima. Le aree più colpite sono state le zone pedemontane comprese tra Pinerolese, val Susa, valli di Lanzo, Canavese, Biellese, Val Sesia, Valle Ossola e la collina di Torino, in particolare sul versante nord tra Castagneto Po e Cavagnolo (TO). In quota, si sono verificati fenomeni valanghivi che hanno raggiunto anche quote di fondovalle: in particolare, in Valle Orco, Soana, Anzasca e Formazza si sono verificati alcune valanghe molto particolari in quanto sature di acqua che, talvolta, hanno superato i limiti storici.

Nel pomeriggio del 30 giugno 2025, a distanza di due anni dal precedente evento del 13 agosto 2023, l’abitato di Bardonecchia (1.312 m s.l.m.) è stato nuovamente interessato dal passaggio di una colata detritica con caratteristiche di flusso iperconcentrato, originatasi nel bacino del Rio Frejus. In un contesto caratterizzato da temperature decisamente sopra la media del periodo a tutte le quote, piogge intense legate a una cella temporalesca localizzata a cavallo dello spartiacque tra Italia e Francia hanno interessato le testate dei bacini del Rio Frejus e del Rio della Rho, determinando fenomeni di erosione, mobilizzazione del materiale presente in alveo e suo successivo trasporto a valle. Come in passato, la colata detritica è transitata nell'abitato di Bardonecchia, esondando in diversi punti e provocando danni significativi soprattutto in corrispondenza della parte bassa del paese, e, purtroppo, causando una vittima.

Nell’immagine, la ripresa dall’alto evidenzia i segni del passaggio della colata
Nell’immagine, la ripresa dall’alto evidenzia i segni del passaggio della colata

Rendiconto Nivometrico 2024-2025 e Portale Valanghe

E’ recente la presentazione del Rendiconto Nivometrico 2024-2025  in Piemonte e Valle d’Aosta.

Nel documento vengono analizzate le caratteristiche metereologiche salenti che hanno condizionato l’innevamento sulle Alpi nordoccidentali e vengono presentati i dati sull’attività valanghiva spontanea e provocata. 

Per il Piemonte l’inverno 2024-2025 è stato nuovamente avaro di nevicate con un deficit del 20-40%, che lo colloca tra i 4 inverni meno nevosi degli ultimi 60 anni. Nonostante questo, non sono mancati gli eventi intensi che hanno causato disagi e criticità nelle aree antropizzate di fondovalle anche con fenomeni di slushflow (colate composte da un misto di neve, acqua e detriti ). Questa tipologia di valanga, finora inconsueta alle nostre latitudini, ha una evoluzione parossistica e un potere altamente distruttivo. Poca neve non vuol dire pochi incidenti in valanga. La stagione 2024-2025, infatti, si colloca al sesto posto negli ultimi 42 anni con 11 incidenti per un totale di 21 persone coinvolte di cui 3 decedute e 5 ferite.

Nel 2025, inoltre, sono state apportate importanti novità al Portale delle Valanghe in Piemonte presente sul Geoportale dell’Agenzia: è stata introdotta la sezione  Catasto Valanghe. In questa sezione vengono riportati tutti gli eventi valanghivi significativi, di dimensioni da grandi a estreme, osservati sul territorio piemontese e puntualmente segnalati all’ufficio nivologico di Arpa Piemonte. Gli eventi valanghivi inseriti nel Catasto Valanghe partono, ad oggi dal 2018, e sono corredati di documentazione fotografica e di descrizione sintetica su dinamica, tempistica e danni associati. 

Attività geologiche di Arpa per l’ambiente montano

Arpa Piemonte tra le attività istituzionali si occupa di studi e monitoraggi geologici e geomorfologici, con particolare attenzione ai processi di modellamento naturale (fenomeni di "dissesto idrogeologico") e ai processi che interessano la criosfera. Si occupa inoltre del monitoraggio dei fenomeni franosi, di valutazioni sulla previsione di innesco/attivazione dei processi di versante, del rilevamento dell'attività sismica regionale, del controllo delle sorgenti per la comprensione dei sistemi idrogeologici montani e collinari, aggiornando inoltre la banca dati geotecnica

Le informazioni sulle attività sono disponibili sul sito istituzionale nei temi Geologia e Dissesto, Neve e ghiacciaiAcqua e nelle sezioni “territorio” e “clima” della Relazione Stato Ambiente, mentre i dati geografici sono disponibili nelle sezioni “Rischi naturali” e “Geologia” del Geoportale.

Note

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    Ultima modifica 10 Dicembre 2025