Seveso

areaseveso.bmpSeveso è una cittadina della bassa Brianza, a circa 20 km da Milano, tristemente nota per il disastro ambientale verificatosi il 10 luglio 1976, a seguito della fuoriuscita di una nube tossica di diossina dallo stabilimento dell’ICMESA (acronimo di Industrie Chimiche Meda Società Azionaria), sito nel territorio del vicino comune di Meda. L’azienda, di titolarità svizzera, produceva sostanze intermedie per la produzione di profumi, aromatizzanti, cosmetici e prodotti farmaceutici.

Verso le 12:40 di quel sabato 10 luglio, il sistema di controllo di un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, andò in avaria e la temperatura salì oltre i limiti previsti. L'esplosione del reattore fu evitata dall'apertura delle valvole di sicurezza, ma l'alta temperatura raggiunta aveva causato una modifica della reazione che comportò una massiccia formazione di 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), sostanza comunemente nota come diossina, una tra le sostanze chimiche più tossiche. La TCDD fuoriuscì nell'aria in quantità non definita e venne trasportata verso sud dal vento in quel momento prevalente. La nube tossi colpì i comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. Il comune maggiormente colpito fu Seveso, in quanto si trova immediatamente a sud della fabbrica.

seveso.bmpLe prime avvisaglie furono l'odore acre e le infiammazioni agli occhi. Non vi furono morti, ma circa 240 persone vennero colpite da cloracne, una dermatosi provocata dall'esposizione al cloro e ai suoi derivati, che crea lesioni e cisti sebacee; i vegetali investiti dalla nube si disseccarono e morirono a causa dell'alto potere diserbante della diossina, mentre migliaia di animali contaminati dovettero essere abbattuti. La popolazione dei comuni colpiti venne  informata della gravità dell'evento solamente 8 giorni dopo la fuoriuscita della nube.

parcoseveso.bmpL'ICMESA fu smantellata e nella zona di contaminazione cosiddetta "A", la più colpita dalla nube, vennero create due vasche di contenimento per i materiali contaminati e i rifiuti tossico nocivi asportati durante la bonifica della zona. Al di sopra di esse è stato creato il Parco Naturale Bosco delle Querce, area verde da alcuni anni aperta al pubblico.

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