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Approfondimenti » Pericolo Valanghe » bollettino valanghe » scala pericolo valanghe
 

Scala Europea del Pericolo Valanghe

La Scala Europea del Pericolo Valanghe riporta i concetti fondamentali cui fanno riferimento tutti gli strumenti di valutazione del pericolo di valanghe.

E' stata adottata dal 1993 in seguito agli accordi presi durante il VI Convegno del Gruppo Internazionale di lavoro dei Servizi di Previsione e Prevenzione Valanghe (EAWS), tenutosi in Baviera ed alle successive madifiche.


Per una corretta lettura dei principi espressi nella Scala Europea del Pericolo Valanghe è necessario soffermarsi sul alcuni concetti base:

 

1. Progressione della scala non lineare: il grado 3 Marcato non rappresenta un pericolo medio, ma una situazione già critica per la fenomenologia valanghiva e per i fattori predisponenti il distacco rappresentati da questo livello di pericolo.

 

2. Stabilità del manto nevoso: dal punto di vista fisico non è corretto utilizzare una scala della stabilità, in quanto non è possibile individuare situazioni intermedie tra un pendio nevoso stabile e uno instabile. Nella scala di pericolo unificata viene pertanto utilizzata una scala del consolidamento del manto nevoso, esprimibile come rapporto tra le forze resistenti e le tensioni che in esso agiscono. Il consolidamento viene quindi espresso come qualità media della struttura del manto nevoso e, in particolare, come diffusione dei siti pericolosi, quelli su cui si possono verificare fenomeni valanghivi, su un determinato territorio.

  • Grado 1= generale buon consolidamento e stabilità ma non si escludono pochissimi o isolati siti pericolosi;
  • Grado 2= consolidamento moderato e localizzato: i siti pericolosi sono localizzati e, in genere, richiedono carichi importanti per dare luogo a valanghe, ma non si escludono isolate condizioni di debole consolidamento;
  • Grado 3= consolidamento moderato su molti pendii (situazione già molto importante!), consolidamento debole su alcuni pendii localizzati;
  • Grado 4= debole consolidamento sulla maggior parte dei pendii ripidi;
  • Grado 5= il manto nevoso è in generale debolmente consolidato e instabile anche su pendii a moderata pendenza. 

3. Sovraccarico: per ogni grado di pericolo viene indicata l’entità del sovraccarico necessario per provocare distacchi. Il sovraccarico viene distinti in DEBOLE (singolo sciatore, escursionista senza sci) e FORTE (gruppo compatto di sciatori, mezzo battipista, uso di esplosivo).

 

4. Probabilità di distacco di valanghe: dipende direttamente dal consolidamento, tende a quantificare statisticamente i pendii pericolosi e viene così suddivisa:

  • su pochissimi (isolati) pendii ripidi estremi, pari a meno del 10% dei pendii ripidi; è questo il caso generale del grado 1 ma riguarda anche le situazioni di eventuale debole consolidamento del grado 2;
  • su alcuni (localizzati) pendii ripidi (dal 10 al 30% dei pendii ripidi), indicati nel bollettino, con un consolidamento generalmente moderato ma, come prima si è visto, non si esclude la presenza di siti, estremamente localizzati (isolati), con consolidamento debole, particolarmente sottolineati nel bollettino (grado 2);
  • su molti pendii ripidi (già più del 30% dei pendii) dei quali la maggior parte ha consolidamento moderato mentre alcuni, indicati, presentano consolidamento debole (grado 3);
  • su molti pendii ripidi (già più del 30% dei pendii) con debole consolidamento (grado 4);
  • sulla maggior parte dei pendii ripidi (più del 66% = 2/3 dei pendii), con estensione anche a quelli moderatamente ripidi (grado 5).


5. Dimensioni delle valanghe: esse vengono distinte e classificate su base dimensionale da cui deriva la portata e il potenziale distruttivo. Nel 16° meeting dei Servizi Valanghe Europei, tenutosi a settembre del 2011 è stato deciso di distinguere 5 classi:

  • scivolamenti o scaricamento, lunghezza <50 m, volume <100 m3: accumulo di neve senza pericolo di seppellimento, relativamente innocuo per le persone, il pericolo è legato all’impatto o alle cadute non al travolgimento;
  • valanga piccola, lunghezza <100 m, volume <1.000 m3: si ferma sul pendio ripido (inclinazione maggiore di 30°) ma può seppellire, ferire o uccidere una persona;
  • valanga media, lunghezza <1.000 m, volume <10.000 m3: raggiune la base del pendio ripido (inclinazione maggiore di 30°) e può seppellire e distruggere un’automobile, danneggiare camion pesanti, distruggere edifici piccoli e piegare alberi singoli;
  • valanga grande, lunghezza ~1-2 km, volume <100.000 m3, attraversa terreni con una pendenza limitata (ben al di sotto dei 30°) su una distanza di più di 50m e può raggiungere il fondovalle, può seppellire e distruggere dei camion pesanti e vagoni ferroviari, distruggere edifici più grandi e parti di una foresta;
  • valanga molto grande, lunghezza ~3 km, volume >100.000 m3: arriva fino al fondovalle con le dimensioni maggiori che può raggiungere, storicamente note, ha un potenziale distuttivo catastrofico, può distruggere molti edifici e danneggiare molti ettari di foresta

6. Pendii ripidi:

  • pendio poco (moderatamente) ripido = meno di 30° di inclinazione;
  • pendio ripido = inclinazione da 30° a 35°;
  • pendio molto ripido = inclinazione da 35° a 40°;
  • pendio estremamente ripido = più di 40° di inclinazione

 

7. Cause del distacco:

  • distacchi spontanei: il distacco avviene senza influenza esterna al manto nevoso;
  • distacchi provocati: causati da carichi supplementari, esterni, sul manto nevoso (per esempio: passaggio di persone o mezzi meccanici, una esplosione).


8. Numero delle valanghe previste: la definizione del numero delle valanghe previste è in corso di riformulazione da parte del Gruppo di lavoro dei Servizi Valanghe europei.