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Caldo record per Novembre in Piemonte

Mercoledì 6 Novembre 2013, lo zero termico misurato dal radiosondaggio di ARPA Piemonte, effettuato a Cuneo Levaldigi alle ore 12 UTC, ha segnato un nuovo record storico per il mese di Novembre, con una quota di circa 4550 m (4546 m nel grafico: Figura 1).

 

Figura 1 - Radiosondaggio atmosferico di Cuneo Levaldigi alle h 12 UTC di mercoledì 6-Nov-2013
(in rosso il profilo verticale della temperatura osservata, che taglia la linea –diagonale– degli 0°C a 4546 m)

 

Per la precisione: i dati grezzi misurati dalla radiosonda (che durante il volo trasmette una misura ogni 2 secondi) indicano un’altitudine di 4560 m. Il valore ‘ufficiale’, ricavabile dal messaggio TEMP (che, scritto con la codifica WMO, entra all’interno del circuito internazionale delle misure meteorologiche, utilizzate dai vari modelli numerici globali per le previsioni meteorologiche), ottenuto attraverso un’interpolazione tra i livelli verticali significativi, è 4534,3 m. Tale valore costituisce un record per il mese di Novembre, ben al di sopra del precedente 4124,6 m (4170 m dai dati grezzi) del 16 Novembre 2009 ore 12 UTC, di oltre 400 metri.
Il rialzo rispetto al radiosondaggio precedente è stato considerevole: rispetto ai 2861 m misurati con il lancio delle ore 00 UTC del 6 Novembre (Figura 2) è salito di 1685 m in 12 ore.
 

PRIMA DOPO
   
Figura 2 - Radiosondaggio atmosferico di Cuneo Levaldigi alle h 00 UTC di mercoledì 6-Nov-2013 Figura 3 - Radiosondaggio atmosferico di Cuneo Levaldigi alle h 00 UTC di giovedì 7-Nov-2013


Tale forte riscaldamento dell’aria in quota è stato associato all’avanzata di un’alta pressione dal medio Atlantico e dal nordovest africano sul bacino occidentale del Mediterraneo (Figura 4 e Figura 5), che ha portato aria molto mite fin dagli alti livelli atmosferici (Figura 6). In più, il gradiente barico e termico a cavallo dell’arco alpino (con aria più fredda oltralpe -Figura 8- e bassa pressione sul versante padano -Figura 9), sotto un forte flusso nordoccidentale in quota (Figura 7), hanno creato anche un effetto favonico (Figura 10 e Figura 11) che ha contribuito ulteriormente al riscaldamento dell’aria sotto vento alle Alpi piemontesi.
 

Figura 4 – altezza di geopotenziale a 500 hPa dall’analisi del ECMWF relativa alle ore 12 UTC del 6-Nov-2013 Figura 5 – altezza di geopotenziale a 500 hPa dall’analisi del ECMWF relativa alle ore 00 UTC del 7-Nov-2013

 

Figura 6 – temperatura a 500 hPa dall’analisi del ECMWF relativa alle ore 12 UTC del 6-Nov-2013 Figura 7 – corrente a getto (venti a 300 hPa) dall’analisi del ECMWF relativa alle ore 00 UTC del 6-Nov-2013

 

Infatti il contemporaneo radiosondaggio di Milano Linate (ore 12 UTC) ha misurato uno zero termico di 3340 m, cioè oltre 1000 m più basso, proprio perché, oltre che ancora lontano dall’anticiclone caldo in arrivo da ovest, meno influenzato dai venti di caduta delle Alpi. Questi due effetti a Milano Linate si sono sentiti solo con il radiosondaggio successivo, quando, 12 ore dopo, con la loro progressiva estensione verso est, poteva risentire meglio sia dell’alta pressione con aria calda giunta da ovest sia dell’effetto favonico: lo zero termico misurato è salito a 4115 m alle ore 00 UTC del 7 Novembre, anch’esso record storico per Milano Linate perché ha surclassato il precedente 4048 m del 3-Nov-2001 ore 12 UTC.
Al contrario a Cuneo Levaldigi alle 00 UTC il radiosondaggio ha già misurato uno zero termico in calo a 4283 m (Figura 3), verosimilmente perché (pur ancora all’interno della campana anticiclonica con aria molto mite in quota: Figura 5) oramai l’attenuazione dei venti di caduta dalle Alpi occidentali andava verso una progressiva diminuzione dell’effetto di riscaldamento favonico: con il pieno ingresso dell’alta pressione, un abbattimento del gradiente barico, l’allontanamento verso est della corrente a getto e del forte flusso in quota, oltre che ad una progressiva rotazione dello stesso da quadranti più occidentali, insieme ad un esaurimento dell’aria fredda in quota oltralpe, sono venute meno tutte le condizioni per il foehn.
 

Figura 8 – temperatura a 700 hPa dall’analisi del ECMWF relativa alle ore 12 UTC del 6-Nov-2013 Figura 9 – pressione a livello del mare dall’analisi del ECMWF relativa alle ore 06 UTC del 6-Nov-2013

 

Figura 10 – vento a 850 hPa (circa 1500 m) dall’analisi del COSMO-I7 relativa alle ore 12 UTC del 6-Nov-2013 Figura 11 – vento registrato dalle stazioni al suolo di monitoraggio di ARPA Piemonte il 6-Nov-2013 alle ore 10:30 UTC

 

Tale evoluzione spazio-temporale si osserva chiaramente dalla successione delle mappe che visualizzano la quota dello zero termico misurata dai vari radiosondaggi su area europea nei diversi istanti: Figura 12. Si nota la progressiva avanzata, da ovest verso est, dell’aria calda dal Portogallo al Mediterraneo centro-occidentale.
Alle ore 12 UTC del 6 Novembre quando il radiosondaggio di Cuneo Levaldigi ha segnato l’altezza record di circa 4550 m, quello di Nimes-Conurbessac (sud della Francia) indicava ancora 4100 m e Ajaccio (Corsica) 4480 m: entrambi inferiori, a riprova che il contributo del riscaldamento favonico, instauratosi (solo) sul nordovest italiano, è stato determinante per l’anomalia calda piemontese.
(Alle ore 00 UTC del 7 Novembre, quando l’avvezione calda del promontorio anticiclonico era al culmine sul Mediterraneo occidentale e l’Europa sudoccidentale, i valori di zero termico misurati sono stati rispettivamente 4690 m a Nimes-Conurbessac e 4520 m ad Ajaccio, contro i 4190 m di Cuneo Levaldigi e 4115 m di Milano Linate.)
 

 Figura 12 – mappa dei messaggi TEMP disponibili sull’area europea per la visualizzazione dello zero termico misurato dai vari radiosondaggi dal 6-Nov (ore 00 UTC) al 8-Nov (ore 00 UTC) 2013    

 

Il caldo anomalo si è fatto sentire anche al suolo, con un rialzo abbastanza diffuso tra i 4 e 6 °C rispetto al giorno precedente (Figura 14 e Tabella 1), che ha portato le temperature massime ben al disopra della media stagionale su tutta la regione (Figura 16), regalando così una giornata dal sapore più tardo-primaverile che autunnale (Figura 13 e Figura 17).

 

Figura 13 – temperatura massima registrata dalle stazioni di monitoraggio di ARPA Piemonte il giorno 6-Nov-2013 Figura 14 – variazione della temperatura registrata dalle stazioni di monitoraggio di ARPA Piemonte il 6-Nov-2013 ore 14 UTC rispetto alle 24 ore precedenti

 

QUOTA   T min  Var. T min  T med  Var. T med  T max  Var. T max
sotto 700 m 7  +2 13 +3 20 +4
700-1500 m 6 +3 12 +4 18 +5
sopra 1500 m 1 +3 16  +5 10 +6

Tabella 1 – temperature medie osservate (valori minimo, medio e massimo) nella giornata di mercoledì 6-Nov-2013, a differenti quote, e loro differenza rispetto al giorno precedente

 

La temperatura massima giornaliera, mediata su tutta la regione, ha sfiorato il massimo storico del 50ennio (linea rosa), nel grafico di Figura 15. Circa il 30% delle stazioni termometriche ha stabilito un nuovo record di temperatura massima per il mese di Novembre, tra cui i capoluoghi Cuneo (23°C) e Novara (20,4°C).
La percentuale è elevata (rispetto ad esempio al precedente mese di Ottobre in cui non è stato registrato neanche un record), probabilmente perché non sono molto frequenti gli eventi di foehn a Novembre.
 

Figura 15 – temperatura massima giornaliera, calcolata come media regionale delle stazioni di monitoraggio di ARPA Piemonte, a confronto con valori climatologici, tra il 10 Ottobre e il 10 Novembre 2013: si nota il picco del 6-Nov-2013 che raggiunge il massimo del 50ennio (linea rosa)

 

L'anomalia termica delle massime (Figura 16) è arrivata fino a quasi 12 gradi nel Cuneese ed in bassa Val Susa, rispetto ai valori climatologici della prima decade di Novembre. Alcune stazioni hanno superato il record storico precedente (del mese di Novembre) di circa 3 gradi:
Morozzo 24,7°C rispetto ai 21,3°C del 5-Nov-2004,
Mondovì 24,6°C rispetto ai 21,6°C del 5-Nov-2004,
Borgone Susa 24,5°C rispetto ai 21,3°C del 4-Nov-2004,
Avigliana 24,5°C rispetto ai 22°C del 4-Nov-2004.
 

Figura 16 – anomalia della temperatura massima registrata dalle stazioni di monitoraggio di ARPA Piemonte tra l’1 e il 6-Nov-2013 rispetto alla media climatologica (1971-2000) della prima decade di Novembre
(dati interpolati con l’Optimal Interpolation)
Figura 17 – temperatura massima registrata dalle stazioni di monitoraggio di ARPA Piemonte il giorno 6-Nov-2013
(dati interpolati con l’Optimal Interpolation)

 

A Torino il riscaldamento favonico si è avvertito, nonostante la forte intensità del vento in quota (Figura 10 e Figura 11), giunto fino alle porte del capoluogo (Avigliana e Rivoli), non abbia mai raggiunto significativamente la pianura della città, scorrendo alle quote medie di 500-1200 m (Figura 18) al disopra di uno strato almeno inizialmente più freddo, creato con l’inversione termica da irraggiamento notturno precedente (un po’ di vento è stato misurato dalla stazione di Torino Alenia in corso Marche, perché più vicina allo sbocco della Val Susa, oltre che dalla stazione di Pino Torinese sulla collina torinese, come si può dedurre dall’aria calda alle quote di 200-900 m nel grafico di Figura 18, che corrispondono a circa 500-1200 m s.l.m.).

 

Figura 18 - Profilo verticale della temperatura (da 0 a 1000 m), nel corso delle 24 ore di mercoledì 6-Nov-2013, misurato dal radiometro di ARPA Piemonte situato in c.so Stati Uniti a Torino
(all'altitudine indicata nel grafico occorre aggiungere circa 270 m per considerare l'altezza s.l.m. alla quale è montato lo strumento)

 

Nel corso del giorno seguente (giovedì 7 Novembre) l’anticiclone nordafricano ha proseguito il suo spostamento verso est, coprendo -con la sua massa d’aria calda- il nordovest italiano ancora per una buona prima parte della giornata, ma ormai con un’attenuazione e progressiva rotazione del flusso da nordovest a ovest e poi sudovest, senza più il contributo dell’effetto favonico, il caldo anomalo è andato via via diminuendo (il radiosondaggio di Cuneo Levaldigi delle ore 12 UTC del 7 Novembre ha misurato lo zero termico a 4215 m).
Una saccatura atlantica (Figura 5) spingeva gradualmente verso est (Figura 19 e Figura 20), destinata ad entrare nel bacino del Mediterraneo e a portare un peggioramento del tempo, con un calo delle temperature su valori più allineati alla normale stagione autunnale.
 

Figura 19 – altezza di geopotenziale a 500 hPa dall’analisi del ECMWF relativa alle ore 00 UTC del 8-Nov-2013 Figura 20 – altezza di geopotenziale a 500 hPa dall’analisi del ECMWF relativa alle ore 00 UTC del 9-Nov-2013