Lo stato di avanzamento delle attività di bonifica dello stabilimento Solvay

4 giugno 2020
In questi ultimi mesi Arpa ha proseguito la verifica delle attività di bonifica  all’interno dello stabilimento Solvay a Spinetta Marengo (AL) per una superficie di circa 750.000 mq.  Le attività di bonifica e di messa in sicurezza del sito in atto dal 2010 da parte dello stabilimento Solvay  coinvolge aree diverse dello stabilimento sia per la componente  terreni che per  le acque di falda.
Ad oggi le attività sono ancora in corso con tempistiche e con tecnologia diverse. Allo stato attuale:

 

Aree2.jpgAREA 1 (circa 1000 mq): sono stati raggiunti gli obiettivi di bonifica relativamente ai terreni insaturi; le acque di falda, non oggetto di bonifica in nessuna delle aree sorgenti di Cromo VI, sono ancora contaminate per via di sorgenti di contaminazione non ancora bonificate in quanto quella del Cromo VI è infatti una bonifica per fasi (circa 1000 mq)

 

AREA 2 (circa 9000 mq): area completamente caratterizzata, è stata suddivisa in tre sottoaree: 
- 2A - sottoposta a manutenzione straordinaria con miglioramento dell'impermeabilizzazione stradale e spostamento dei sottoservizi in aria
- 2B - sono previsti interventi di bonifica mediante chemical reduction ma solo per la parte di terreni profondi contaminati esclusivamente da Cromo VI . Per i primi 3.5 m di profondità al momento non è stato definito quale sia l'intervento migliore  per la bonifica vista la presenza contestuale di contaminazione da Cromo VI, Piombo ed Arsenico negli stessi terreni  
- 2C - Non è previsto al momento alcun intervento perchè si ha l’intenzione  di attuarla insieme alla limitrofa Area 3.

 

AREA 3: definita nel 2014 con le informazioni dei sondaggi storici, ad oggi è ancora da caratterizzare l’inquinamento presente.

 

Per quanto concerne le acque di falda interne ed esterne allo stabilimento, compromesse per la presenza di numerosi inquinanti come evidenziato in più studi e procedure, dal 2010 è stata messa in funzione una barriera idraulica con il fine di intercettare il flusso idrogeologico che attraversa lo stabilimento per poi fuoriuscire verso la piana alluvionale del fiume Bormida. Questa tecnologia prevede l’estrazione e il trattamento delle acque inquinate che in condizioni di altezza della falda  normale  permette una buona efficienza depurativa ma che in condizioni meteoclimatiche straordinarie, come quelle che si sono verificate negli ultimi mesi a causa delle ingenti piogge invernali, non possono garantire, sulla base delle analisi compiute da Arpa e da Solvay, il contenimento delle acque inquinanti all’interno del sito industriale.
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