Sismicità

Ultima modifica 2 maggio 2012

Il territorio piemontese è circondato lungo i confini settentrionali, occidentali e meridionali dai rilievi montuosi del sistema alpino occidentale. La storia geologica del Piemonte è dominata dalla storia della catena alpina, la cui evoluzione può essere ricostruita in relazione ai movimenti relativi delle placche litosferiche dell'Eurasia e dell'Africa.

Il contesto tettonico e i regimi geodinamici attivi portano la regione ad essere sede di attività sismica, generalmente modesta dal punto di vista energetico, ma notevole come frequenza.

Gli epicentri si concentrano lungo due direttrici, note storicamente come arco sismico piemontese e arco sismico brianzonese: la prima segue la direzione dell'arco alpino occidentale nella sua parte interna in corrispondenza del massimo gradiente orizzontale della gravità, lungo il  limite fra le unità pennidiche e la pianura padana; la seconda, più dispersa, segue l'allineamento dei massicci cristallini esterni in corrispondenza del minimo gravimetrico delle Alpi occidentali francesi, lungo il Fronte Pennidico. Le due direttrici si collegano a nord alla sismicità del Vallese e convergono verso sud nel Cuneese; si presenta una maggiore dispersione verso la costa del Mar Ligure, interessando il Nizzardo e l'Imperiese, e lungo i rilievi a sud del Piemonte, verso l'Appennino settentrionale e gli eventi ad esso correlati. Sono inoltre noti alcuni eventi a maggiore profondità ipocentrale all'interno del territorio regionale, prevalentemente nelle province occidentali e in quelle meridionali.

La rete sismica regionale rileva ogni anno alcune centinaia di eventi sismici con epicentro localizzato in Piemonte o nei territori circostanti, aventi magnitudo superiore a 1, che per lo più non sono percepiti dalle persone. Il numero di terremoti nell'area mediamente in un anno è dell'ordine della decina per magnitudo superiore a 3, di cui circa uno all'anno maggiore o uguale a 4.

 

Distribuzione della sismicità in Piemonte e nelle aree limitrofe dal 1982 al 2010.

Oltre agli eventi osservati negli ultimi decenni dalla rete sismica, sono noti per il Piemonte, nell'arco di un millennio, poco più di un centinaio di terremoti storici (tra cui quello della Val Pellice del 1808, fonte INGV) con magnitudo stimate comprese tra 4.5 e 6; valori più elevati di magnitudo sono stati stimati per eventi localizzati nelle aree circostanti, in particolare per l'evento del 1887 nella costa ligure occidentale.

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, singoli terremoti non possono essere predetti deterministicamente in modo affidabile ed efficace. La migliore pratica per la difesa dal rischio sismico è la prevenzione.

Le mappe di pericolosità  sismica di riferimento per il territorio nazionale sono prodotte dall'INGV. La pericolosità sismica esprime la probabilità che in una data area ed in un certo intervallo di tempo si verifichi un terremoto che superi un valore di soglia di intensità, di magnitudo o di un parametro di scuotimento al suolo (ad esempio l’accelerazione di picco, PGA) di interesse ai fini ingegneristici e strutturali.

Le mappe di pericolosità sismica si basano su modelli indipendenti dal tempo per la previsione probabilistica a lungo termine: guidano le regole delle normative per la sicurezza sismica, per il progetto sismico basato sulle prestazioni e per altre pratiche ingegneristiche per la riduzione del rischio, quali l’adeguamento sismico degli edifici più vecchi e per le scelte relative alla gestione del territorio. Sulle mappe di pericolosità viene infatti basata la classificazione sismica del territorio.

 

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