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Marzo 2013: freddo e piovoso

Il mese di marzo - primo mese della stagione primaverile del calendario meteorologico - è stato particolarmente freddo e umido, con caratteristiche sensibilmente più vicine alla stagione invernale e non a quella primaverile.

Dal punto di vista delle temperature, marzo 2013 è stato il sedicesimo mese di marzo più freddo degli ultimi 56 anni. Nel 2013 la temperatura media mensile è stata di 2,6 °C, contro la media climatologica di 3,9°C (periodo di riferimento 1971-2000), ovvero si è verificata un’anomalia negativa di 1.3°C (Figura 1). 

Figura 1: distribuzione della temperatura media mensile di marzo 2013 negli ultimi 56 anni Figura 2: anomalia della temperatura media mensile di marzo 2013, rispetto alla climatologia 1971-2000

 

In Figura 2 si può notare come l’anomalia termica ha raggiunto i -2 °C sulle zone di pianura e sul settore meridionale della regione, mentre è stata meno forte ( -0,5°C circa) sulle zone montane comprese tra le Alpi Graie e Lepontine.

Dall’analisi delle temperature medie su base decadale si evince che i giorni più freddi sono stati quelli della seconda (Figura 3) e terza decade (Figura 4) del mese, quando si sono misurati locali scarti fino a oltre 4 o 6°C sotto la media su alcune stazioni pianeggianti.
 

 
 Figura 3: anomalia termica della 2’ decade di marzo 2013  Figura 4: anomalia termica della 3’ decade di marzo 2013

 I numerosi giorni nuvolosi hanno determinato un'anomalia leggermente più marcata per le temperature massime rispetto alle minime. Tuttavia, la differenza tra massime e minime resta molto contenuta, rispettivamente - 1,3°C contro - 1,1°C.
Complessivamente non si è registrato un freddo eccezionale, ma la caratteristica più significativa è stata la persistenza. Si sono verificati solo quattro record di temperatura minima mensile, nei giorni 15 e 16 marzo (da segnalare - 6.4°C ad Asti). Prima di febbraio 2012, la maggior parte delle minime assolute misurate in pianura per le nostre stazioni meteo risaliva ai giorni 1-2 marzo 2005.

L’anomalia termica negativa è stata provocata dalla discesa di aria fredda dalle latitudini polari, attraverso la Scandinavia e le repubbliche baltiche, a seguito della discesa di una porzione del vortice polare sulle latitudini più meridionali dell’Europa centro-settentrionale (Figura 6). Mentre l’alta pressione atlantica con aria mite si è spinta alle alte latitudini settentrionali di Islanda e Groenlandia, il vortice polare, scaldandosi in quota, si è indebolito e si è diviso in parti più piccole, una delle quali è scesa di latitudine ed è rimasta a lungo sull’Europa centro-settentrionale, aldilà dell’arco alpino (Figura 6 e Figura 7).
Tipicamente è stato il flusso orientale (da est e nordest) a convogliare lungo la Pianura Padana l’aria fredda balcanica verso il Piemonte, influenzando marcatamente le zone di pianura e il settore centro-meridionale della regione, rispetto ai rilievi settentrionali o nordoccidentali piemontesi (Figura 7 e Figura 2).
 

   
Figura 6: anomalia media mensile dell’altezza di geopotenziale a 500 hPa di marzo 2013 Figura 7: anomalia media mensile della temperatura a media quota (850 hPa, circa 1500 m) di marzo 2013

Allo stesso tempo, la pressione in quota è rimasta bassa (inferiore alla media climatologica) anche sul medio Atlantico, di contro all’anticiclone salito sulle latitudini polari di Islanda e Groenlandia (Figura 6): questo ha lasciato del tutto aperta la ‘porta’ alle perturbazioni oceaniche verso il bacino del Mediterraneo, che così a più riprese hanno portato instabilità e precipitazioni su tutta l’Italia e sul Piemonte. Il flusso atlantico occidentale-sudoccidentale portava aria umida, e allo stesso tempo influenzava con aria oceanica più mite le zone alpine nordoccidentali dell’Italia rispetto al resto del nord della Penisola (Figura 7 e Figura 2).

Marzo 2013 è stato il quattordicesimo mese più piovoso degli ultimi 56 anni, con un'anomalia pluviometrica positiva di 25 mm (108,2 mm contro una media di 83,2 mm - Figura 8). Una dozzina di stazioni circa ha registrato il suo massimo pluviometrico giornaliero per il mese di marzo nell'evento dei giorni 6-8, con un valore massimo di 70 mm ai Laghi di Lavagnina (AL).
La nevicata in pianura dei giorni 17 e 18 marzo, a Torino, è stata la più tardiva dall’anno 2000, avendo soltanto un precedente nel 1991 (18 aprile).
 

   
Figura 8: distribuzione delle precipitazioni cumulate medie a marzo 2013 negli ultimi 56 anni Figura 9: anomalia mensile della precipitazione di marzo 2013, rispetto alla climatologia 1971-2000

Le precipitazioni sono cadute in più occasioni sulla regione, lungo tutto il mese. Sono state particolarmente abbondanti e ben sopra la media sul settore centro-meridionale; più scarse invece sui rilievi nordoccidentali (Figura 9).
La concomitanza di temperature basse e precipitazioni abbondanti ha determinato nevicate copiose sui rilievi della regione, soprattutto su quelli del Piemonte meridionale (cuneese), dove sono state ben al di sopra della media climatologica. Il 31 marzo 2013, ad esempio, a Limone Piemonte sono stati registrati al suolo fino a tre metri di neve, contro una media climatologica di meno di un metro e mezzo.
I valori di altezza neve al suolo sono generalmente superiori a quelli del 2012, mentre solo nelle zone settentrionali (ad es. Formazza) il 2012 ed il 2013 sono rimasti sostanzialmente allineati. I valori di neve al suolo del 2013 sono in generale superiori a quelli della media climatologica.
 

 
Figura 10: confronto della neve al suolo di marzo 2013 rispetto al 2012 e alla media degli ultimi 10 anni