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Anomalia climatica del periodo novembre 2015 – 27 gennaio 2016 in Piemonte

I mesi di novembre e dicembre 2015 sono stati caratterizzati da un’anomala persistenza di condizioni anticicloniche sul Piemonte, dovute all’espansione di un’area di alta pressione di matrice atlantica, nel mese di novembre, e di matrice nordafricana, nel mese di dicembre Anche i primi 20 giorni del mese di gennaio hanno fatto registrare un’anomalia positiva di pressione, anche se di minore entità. Questo ha permesso all’aria fredda di origine scandinava di fare il suo ingresso sulla regione e determinare una decisa dei valori di temperatura, in particolare nei valori minimi, che si riportati sui valori climatologici. L’ultima settimana ha visto una nuova rimonta anticiclonica con valori di temperatura, in particolare le massime in montagna, superiori alle medie del periodo.

Il persistere delle condizioni di alta pressione hanno avuto il loro effetto anche sullo zero termico anomalo che ha raggiunto valori molto elevati per il periodo, in particolare nelle prime due decadi di novembre, in cui è stato mediamente al di sopra dei 3600 m (rispetto ad un valore climatologico di 2200 m). Il radiosondaggio effettuato a Cuneo Levaldigi alle ore 12 UTC del 10 novembre 2015 ha registrato un livello di zero termico pari a 4500 m circa, che risulta essere il secondo più elevato per il mese in esame da quando viene effettuata questa misura, dopo quello del 6 novembre 2013. Nel mese di dicembre lo zero termico è stato sempre al di sopra del valore climatologico, mediamente di circa 1000 m (il valore medio del mese di dicembre è stato 2700 m, ben più elevato del valore climatico pari a 1600 m). Il giorno 23 il radiosondaggio ha misurato uno zero termico di 3870 m, anche in questo caso il secondo più elevato della serie storica dei mesi di dicembre. Nel mese di gennaio si è registrata una maggiore variabilità e un ritorno a valori intorno a quelli climatologici nelle prime due decadi del mese, con un successivo aumento registrato nell’ultima decade. Le previsioni per l’inizio di febbraio, sebbene mostrino una forte variabilità, evidenziano un picco molto elevato rispetto alla media del mese, che è intorno ai 1600 m (Fig.1).

 

Fig. 1 Andamento dello zero termico nei mesi di novembre 2015, dicembre 2015, gennaio 2016 (in blu continuo) e inizio febbraio 2016 (in blu tratteggiato, dati previsionali, previsione del 28 gennaio 2016. I valori climatologici di riferimento (in rosso) sono indicati sul grafico

 

 

Questa configurazione meteorologica dominante ha determinato un importante deficit di precipitazione e temperature ben al di sopra della media del periodo (link alla relazione anno_2015.pdf) e anche una importante anomalia dal punto di vista delle precipitazioni nevose (Fig. 2). Dopo un mese di ottobre con alcuni episodi nevosi, seppur di piccola entità, i mesi di novembre e dicembre hanno visto la totale assenza di nevicate salvo esigui apporti sporadici. Le deboli nevicate di inizio gennaio hanno modificato lievemente lo scenario, ma gli apporti sono comunque stati quantitativamente scarsi. La forte erosione da parte del vento (in particolare il 15 e 16 gennaio) ha successivamente ridistribuito i nuovi apporti nevosi in modo molto irregolare.

 

 

Fig. 2 Indice standardizzato di anomalia nevosa (SAI – Standardized Anomaly Index) nei mesi di novembre e dicembre dal 1925 al 2015 considerando i valori medi delle stazioni sull’arco alpino piemontese, in blu gli anni in cui le nevicate sono state superiori alla media, in rosso gli anni con deficit nevoso. Nell’immagine sono indicati i percentili della distribuzione (10°, 25°, 75° e 90°). Le variazioni dei valori compresi tra le linee arancioni continue (25° e 75° percentile) sono da considerarsi normali mentre quelle oltre le linee tratteggiate sono da considerarsi situazioni anomale (10° e 90° percentile)

 

Analizzando tutta la serie storica i mesi di novembre e dicembre 2015 sono in assoluto i più carenti di neve da quando si dispone di dati diffusi sul territorio con continuità (ultimi 90 anni). Tra gli anni passati con simile anomalia negativa nei mesi analizzati possiamo notare come questi siano piuttosto concentrati negli ultimi trent’anni: a partire dai più recenti abbiamo 2006, 2001, 1998, 1994, 1989 e 1980. Dobbiamo tornare indietro fino al 1953 per ritrovare un inizio inverno così poco nevoso come quelli appena citati. Si osserva inoltre come in questi ultimi 30 anni ci sia stata una maggiore variabilità nelle precipitazioni dei mesi di novembre e dicembre tanto da far registrare un’elevata frequenza di eventi eccezionali sia positivi che negativi.

Se consideriamo i valori di neve al suolo al 31 dicembre 2015 registrati dalle stazioni della rete nivometrica di Arpa Piemonte, si rileva come la copertura nevosa sia stata praticamente assente al di sotto dei 2500 m e discontinua alle quote superiori.

 

Per avere un quadro generale della neve naturale al suolo al 27 di gennaio, è stata analizzata, per diverse stazioni, la distribuzione storica dell’altezza della neve al suolo in una decade intorno al 20 gennaio e confrontata con l’altezza della neve al suolo misurata il 27 gennaio 2016 (Fig.3). La distribuzione storica è fatta sull’intero periodo di funzionamento della stazione, sempre superiore a 25 anni per le stazioni manuali e 15 per quelle automatiche. Tutti i valori del 2016 risultano inferiori alla media ad eccezione del valore misurato dalla stazione di Rochemolles (TO). Nelle Alpi sudoccidentali i valori sono paragonabili ai minimi della distribuzione.

 

Ancora un record per lo zero termico che il primo febbraio sull’Aeroporto di Cuneo Levaldigi ha raggiunto i 4220 m, valore massimo misurato nel mese di febbraio dall’installazione della stazione di radiosondaggio. L’anomalia climatica che sta caratterizzando l’inverno 2016 ha determinato una serie di effetti sugli ecosistemi e sull’ambiente, sia di breve che di più lungo periodo. La mancanza di neve e le elevate temperature dei mesi di novembre e dicembre hanno determinato fioriture tardive anche in montagna e, a lungo andare, la vegetazione potrebbe soffrire la mancanza di quel “chilling requirement” connesso al periodo di quiescenza vegetativa, importante per la fioritura primaverile e lo sviluppo della pianta. La processionaria ha invaso la foresta alpina con un deciso anticipo e a quote dove solitamente non si diffondeva.

 


Fig. 4 Diffusione della processionaria nella foresta di Oulx nel mese di dicembre 2015

 

L'osservazione dell'attività bottinatrice dell'ape fuori stagione e la riduzione del periodo di interruzione della covata negli alveari può determinare il rischio di maggior diffusione di parassiti e diminuirne la produttività.

Gli incendi boschivi hanno tempestato tutte le zone collinari e prealpine, spingendosi anche in luoghi solitamente coperti di neve, favoriti dalle condizioni di secchezza dei combustibili. Nei soli mesi di novembre e dicembre, sono stati effettuati circa 280 interventi su incendi divampati su tutto il Piemonte. In alcuni casi gli incendi boschivi più prossimi ai centri abitati hanno anche contribuito a determinare episodi di elevate concentrazioni di polveri nell’aria. Gli impatti economici sul turismo invernale sono già quantificabili, molto significativi ed estesi a un indotto dell’economia piemontese molto vasto, mentre quelli sulla scarsità dei nuovi apporti precipitativi alla riserva idrica e la conseguente situazione di siccità in cui si trova il territorio regionale, potranno essere ancora maggiori nei prossimi mesi, con la ripresa della stagione vegetativa.

La qualità dell’aria nei centri urbani è stata cattiva per molte giornate negli ultimi tre mesi, facendo registrare numerosi superamenti del valore limite giornaliero della concentrazione delle polveri sottili.

Anche le concentrazioni di pollini nell’aria hanno fatto rilevare un anticipo della fioritura di alcune specie botaniche tipiche del tardo inverno, come Corylus avellana (nocciolo), Alnus glutinosa (ontano nero) oppure i generi appartenenti alla famiglia delle Cupressaceae/Taxaceae. Questo trend di allungamento del periodo favorevole alle allergie è già evidente da alcuni anni, ma le elevate concentrazioni registrate in particolare nella settimana dall’11 al 17 gennaio (la stazione di Alessandria ha misurato un livello di concentrazione complessivo nella settimana di circa 2.500 pollini al m³), hanno già provocato un impatto sulla salute della popolazione, infatti i soggetti sensibili mostrano già l’insorgenza dei primi sintomi di allergia.

 


Fig. 5 Fioritura tardiva in montagna

 

Un cambiamento del regime meteorologico è atteso per il fine settimana del 6 e 7 febbraio che, oltre ad un peggioramento con precipitazioni diffuse nella giornata di domenica, determinerà un periodo dominato da correnti occidentali che favoriranno l’ingresso di perturbazioni atlantiche.