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Approfondimenti » Rischio Idrogeologico » Scivolamenti traslativi
 

Il modello TRAPS

Il Centro Funzionale Regionale ha realizzato un modello, denominato TRAPS (Tanslational/Rotational slides Activation Prediction System) (Tiranti et al., 2012) per la valutazione della probabilità di attivazione di frane per scivolamento traslativo/rotazionale basato sulla relazione tra attivazioni storiche di scivolamenti e valori di precipitazione rivelatisi critici per l'innasco di tali fenomeni.
Sulla base dell'analisi storica sono state definite delle soglie di innesco, variabili in funzione del mese in essere, considerando le precipitazioni critiche come somma dell’apporto pluviometrico dell’evento scatenante l'innesco e delle precipitazioni (pioggia/neve) cadute nei 60 giorni antecedenti.
L'ipotesi di base per la determinazione dei valori soglia è che sia necessario un certo quantitativo d’acqua predisponente, infiltrata nei 60 giorni precedenti il giorno considerato, a cui  sommare il contributo della pioggia/neve fusa nel corso dell’evento scatenante affinché si raggiunga la soglia di instabilità.
Il modello in uso presso il Centro Funzionale considera la pioggia effettivamente infiltrata nel suolo tenendo conto della dinamica di fusione ed accumulo della neve attraverso la stima dello “Snow Water Equivalent” (SWE).
L'area oggetto della valutazione include le Langhe (colline cuneesi e parte delle astigiane), ascrivibili alle aree di allertamento regionali F e G, e le colline alessandrine, ricadenti nell'area di allertamento regionale G. Le simulazioni operate dal modello coprono il periodo che va da novembre a maggio, i restanti mesi dell'anno sono esclusi poiché, storicamente, in coincidenza di questi ultimi non si sono verificate attivazioni diffuse di tali fenomeni.

Fenomeni considerati

Le frane considerate sono fenomeni profondi, ovvero caratterizzati da superfici di scivolamento che non si sviluppano nei primi 2 m delle coperture superficiali. Per questo motivo non rientrano nella famiglia delle frane superficiali il cui innesco è essenzialmente legato a piogge di un singolo evento pluviometrico. Infatti, per le frane qui trattate l'innesco è strettamente dipendente dalle precipitazioni antecedenti, ovvero dal quantitativo d'acqua infiltratosi nel terreno in un intervallo di tempo prolungato. Il periodo di influenza delle precipitazioni antecedenti, che si tratti di pioggia e o di acqua derivante dalla fusione del manto nevoso, può spingersi fino a 60 giorni dall'attivazione.
Nei settori collinari meridionali del Piemonte si osservano principalmente due tipologie di fenomeni franosi profondi: gli scivolamenti traslativi e gli scivolamenti rotazionali. Gli scivolamenti traslativi sono frane di dimensioni ragguardevoli che coinvolgono porzioni anche abbondanti di substrato roccioso. Si osservano notevoli profondità delle superfici di scivolamento (fino a 15-20 m) con segni di movimento registrati degli inclinometri anche a profondità ben maggiori. Il movimento dei blocchi di substrato avviene lungo una o più discontinuità planari sub-parallele, o coincidenti, alle superfici di stratificazione. Tali frane hanno quale elemento caratterizzante la ripetitività dei fenomeni ed interessano i versanti con esposizione prevalente verso nordovest (versanti lunghi). Gli scivolamenti rotazionali di grandi dimensioni sono frane che si sviluppano generalmente al piede di frane precedenti, in corrispondenza delle coperture più potenti o sull’orlo dei terrazzi con ampie scarpate e sono caratterizzati da profondità medie della superficie di scivolamento ben superiori a 2 m.

Scenari di previsione

A fini operativi vengono definiti 3 scenari associati alla probabilità di innesco così declinati:

1) probabilità di innesco bassa corrispondente alla situazione in cui i quantitativi di acqua infiltrata nel suolo sono ampiamente al di sotto della  soglia di instabilità e, di conseguenza, sono al limite possibili inneschi isolati dipendenti da situazioni locali particolari.

2) probabilità di innesco media, per cui i valori di acqua antecedente infiltrata sono prossimi alla soglia di instabilità. In queste condizioni si possono già verificare dei movimenti che interessano siti in frana particolarmente suscettibili. Inoltre, a fronte di precipitazioni significative e/o fusione di un manto nevoso importante nei giorni a seguire, lo scenario può peggiorare velocemente passando al successivo grado di criticità.

3) probabilità di innesco alta, per cui i valori di acqua antecedente infiltrata hanno superato la soglia di instabilità. Questo scenario contempla un'alta probabilità che si verifichino movimenti franosi diffusi, in particolare per quei siti che già hanno manifestato attività passata.

Riferimenti

Tiranti D., Rabuffetti D., Salandin A., Tararbra M. (2012) Development of a new translational and rotational slides prediction model in Langhe hills (north-western Italy) and its application to the 2011 March landslide event. Landslides; Springer-Verlag. DOI: 10.1007/s10346-012-0319-7