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8 settembre 2020 - Evento meteorologico del 28-30 agosto 2020: pubblicato il rapporto
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Vento

Il vento, elemento attivo e dinamico dell’aria considerato originariamente per la navigazione, influisce sulle strutture tecniche e naturali, e ha valenza in numerosi campi (energia eolica, sport, salute dell’uomo...). Esso costituisce il movimento dell’aria nelle tre direzioni spaziali: non è quindi una grandezza scalare, ma vettoriale. Abitualmente in meteorologia si distinguono il vento orizzontale caratterizzato da velocità e direzione sul piano orizzontale, ed il vento verticale, caratterizzato solo da velocità, ugualmente importante, ma mediamente molto più debole del primo.
Il vento orizzontale e quello verticale hanno degli effetti ben diversi sul tempo: il primo, con la sua forza, agisce su tutti i corpi della terra, scalda o raffredda, asciuga, trasporta, distrugge o sposta intere masse d’aria e sostanze inquinanti; il secondo è responsabile della formazione e della dissoluzione delle nubi, delle precipitazioni estese e di quelle locali, come i temporali.

LA VELOCITÀ DEL VENTO

La velocità del vento, cioè la sua intensità, viene misurata nel Sistema Internazionale (SI) in metri al secondo (m/s) o in chilometri all’ora (km/h). Una terza possibilità d’espressione è il nodo (kn) definito come un miglio marittimo (=1853 m) all’ora, con le seguenti conversioni:

  • 1 m/s = 3.6 km/h = 1.94 kn
  • 1 kn = 0.51 m/s = 1.85 km/h  
intensità  m/s  km/h  nodi
calma 0 0 0
debole 0-5 0-18 0-10
moderata 5-10 18-36 10-19
forte 10-15 36-54 19-29
molto forte >15 >54 >29

 

LE RAFFICHE DI VENTO

La velocità del vento è un elemento meteorologico estremamente variabile nel tempo. L’intervallo standard definito dalla O.M.M. (Organizzazione Meteorologica Mondiale) per misurare l’intensità del vento medio è dieci minuti. In tale intervallo, però possiamo misurare centinaia o migliaia di valori diversi. Più turbolento sarà il vento, più ampia sarà la variazione. Oltre ad indicare il valore medio, sarebbe allora importante dare un’informazione sulla variabilità del vento, in termini statistici, la sua varianza. Questa necessità viene tenuta presente dando indicazioni sui punti massimi, le raffiche di vento. Sono infatti quest’ultime che causano tanti danni e che mettono l’uomo in pericolo. Si sottolinea solo che nei pressi dei temporali si registrano talvolta raffiche che vanno molto oltre i valori della velocità media del vento.

 

LA DIREZIONE DEL VENTO

La seconda componente del vento orizzontale è la sua direzione, definita come la direzione di provenienza, intendendo con vento da Ovest l’aria che proviene da Ovest ed è diretta verso Est. Utilizzando la graduazione del cerchio in 360 gradi, possiamo esprimere la direzione del vento in gradi, ottenendo una descrizione più dettagliata. Comunemente un vento di 0° corrisponde ad un vento da Nord, 90° ad un vento da Est, 180° da Sud, 270° da Ovest e 360° di nuovo da Nord.
Conoscere la direzione del vento non sottoposta all’influenza dell’orografia è un primo ed importante passo per fare una previsione del tempo. La direzione ci dice da dove provengono le masse d’aria: dai quadranti settentrionali arriva generalmente aria fredda polare, da Ovest aria mite atlantica, da Sud aria calda umida del Mediterraneo e da Est aria secca continentale. Le cose non sono però così semplici.
La direzione del vento, qualsiasi sia la natura delle masse d’aria, determina se una zona delle Alpi si trova sopravvento o sottovento. Le condizioni meteorologiche possono cambiare notevolmente tra i due versanti, con conseguenze più rilevanti in quota.

 

IL VENTO VERTICALE
Il vento verticale è mediamente molto più debole di quello orizzontale, ma i fenomeni meteorologici ne sono fortemente influenzati. Movimenti verticali esistono nell’atmosfera in tutte le forme: dalle piccole turbolenze che sollevano sabbia e foglie nell’aria, alle termiche che permettono ad alianti, deltaplani e parapendii di stare tante ore in aria, fino ai movimenti verticali a grande scala che si creano quando masse d’aria di origine diversa si incontrano. In montagna, dove è già presente la componente verticale del terreno, tali movimenti sono generalmente più forti che nelle zone pianeggianti. La montagna, infatti, ostacola i movimenti orizzontali dell’aria ma favorisce quelli verticali. Nelle termiche la velocità del vento verticale è di alcuni metri al secondo, ma nei temporali sono stati misurati anche più di 30 m/s. I forti venti verticali delle termiche hanno però un’estensione orizzontale molto limitata, mediamente 70-85 metri (Giuliacci, 1993). Durante il periodo estivo il vento in montagna è fortemente determinato dalle brezze, cioè da venti a scala locale caratterizzati da un ritmo giornaliero e da direzioni preferenziali.