Popolazione residente

DPSIR Determinante
Descrizione L’indicatore fornisce informazioni sulla popolazione residente
Fonte dati Istat
Unità  di misura numero
Copertura temporale 2010
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Da un’analisi storica della popolazione residente, nel corso del 1900, emerge la costante tendenza ad una diminuzione della popolazione nei comuni montani, soprattutto in Val Germanasca e alta Val Chisone, più contenuta in bassa Val Chisone e Val Pellice mentre risulta stabile e in aumento nel restante territorio. I dati dei censimenti 2001 e 2011 evidenziano un incremento della popolazione residente in 36 dei 48 comuni ubicati sul territorio, da un’unità in più nel comune di Salza di Pinerolo a 2.764 unità in più nel comune di Pinerolo, per prendere gli estremi. Nella complessità delle dinamiche che possono aver determinato tali variazioni, per quanto concerne gli incrementi sono sostanzialmente riconducibili al flusso di immigrati di questi ultimi anni, soprattutto nei comuni dove comunque, nonostante il periodo di recessione, “sopravvivono” le diverse attività industriali, artigianali, commerciali e soprattutto agricole. L’incremento di lieve entità del comune di Sestriere potrebbe invece essere stato determinato dalla realizzazione di alcuni complessi in una sorta di edilizia convenzionata che impone agli acquirenti la residenza, mentre il deciso aumento dei residenti nel comune di Pragelato (sono quasi raddoppiati) è stato determinato dalla presenza di stranieri (comunitari ed extracomunitari) occupati principalmente nel settore turistico-alberghiero e in quello edile-manutentivo, che si sono stabiliti a Pragelato con maggiore disponibilità abitativa residenziale e a minor costi rispetto al Sestriere. Occorre altresì tenere conto, a livello statistico, che un incremento residenziale, soprattutto nei comuni a valenza turistica, potrebbe essere stato determinato anche da opportunità fiscali legate alla maggiore tassazione sugli immobili quali seconde case.
La costante diminuzione della popolazione, se non un vero e proprio “spopolamento” dei restanti comuni montani, è storicamente dovuta all’industrializzazione italiana che, dopo la seconda guerra mondiale - insieme alla necessità di ricostruire tutto: fabbriche, vie di comunicazione, infrastrutture etc. - portarono al così detto “miracolo economico” degli anni 60 e alla migrazione verso le città, con l’abbandono quasi totale anche dell’economia agricola montana sopraffatta dalla meccanizzazione agraria che trova ovviamente in pianura la massima ottimizzazione.

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