L’ambiente in Piemonte: impianti nucleari

12 gennaio 2016

Si sta discutendo in questo periodo del Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi.
Anche se l’Italia ha abbandonato il programma di produzione di energia nucleare, i rifiuti radioattivi continuano ad essere prodotti con un incremento annuo di circa 500 metri cubi.

LA SITUAZIONE IN SINTESI

La passata stagione nucleare italiana, terminata con il referendum del 1987, ci ha lasciato in eredità l’oneroso compito di gestire il decommissioning di tutti gli impianti del ciclo del combustibile nucleare distribuiti sul territorio. In generale si tratta di impianti datati, concepiti con tecnologie superate e soprattutto con un’età media ben superiore alla durata per la quale erano stati progettati. Di conseguenza non stupisce il manifestarsi di problematiche e anomalie impiantistiche che possono, in alcuni casi, avere importanti ripercussioni sull’ambiente.

I siti nucleari piemontesi sono tre: Bosco Marengo (AL), Saluggia (VC) e Trino (VC). In particolare il sito di Saluggia, sicuramente il sito più complesso del Piemonte, nel tempo ha ospitato un impianto pilota di ritrattamento del combustibile irraggiato, un impianto pilota di fabbricazione del combustibile nucleare, un reattore di ricerca con annesse celle calde per i test sul materiale irraggiato, stabilimenti per la produzione di radiofarmaci, un deposito di combustibile nucleare irraggiato, depositi di rifiuti radioattivi solidi e liquidi.

Siti nucleari impianti

QUANTITÀ RIFIUTI RADIOATTIVI E COMBUSTIBILE NUCLEARE IRRAGGIATO

il Piemonte detiene attualmente più del 70% dei rifiuti radioattivi italiani e la quasi totalità del combustibile nucleare irraggiato. In particolare il maggior quantitativo di rifiuti radioattivi è costituito dai rifiuti liquidi ad alta attività stoccati presso l’impianto EUREX di Saluggia, per i quali è previsto il trattamento di solidificazione nell’impianto CEMEX, attualmente in fase di progettazione. Il combustibile nucleare irraggiato è presente presso il Deposito Avogadro di Saluggia.

I rifiuti radioattivi vengono prodotti, oltre che dagli impianti nucleari, anche dalle attività industriali, mediche e di ricerca. Sono stoccati in depositi temporanei presso i siti di produzione in attesa del loro smaltimento che può avvenire in maniera diversa in relazione alla loro classificazione che è in funzione dell’attività e delle caratteristiche dei radionuclidi presenti.

Classificazione dei rifiuti radioattivi

Classificazione ex Guida Tecnica 26Classificazione ex Decreto 7 agosto 2015Tempi di decadimento a valori di fondoSoluzioni di smaltimento
Prima categoria Rifiuti radioattivi a vita media molto breve Anni Stoccaggio temporaneo presso i siti di produzione per tempo di decadimento adeguato e successivo smaltimento come rifiuto non radioattivo
Seconda categoria Rifiuti radioattivi di attività molto bassa Centinaia di anni Stoccaggio temporaneo presso i siti di produzione e successivo smaltimento presso il Deposito Nazionale di superficie con barriere ingegneristiche
Rifiuti radioattivi di bassa attività
Terza categoria Rifiuti radioattivi di media attività Migliaia di anni Stoccaggio temporaneo presso i siti di produzione e successivo smaltimento in siti geologici profondi
Rifiuti radioattivi di alta attività

Inventario dei rifiuti radioattivi in attività - anno 2013

inventario rifiuti radioattivi in attivita2

Fonte: Ispra

Inventario dei rifiuti radioattivi in volume - anno 2013

inventario rifiuti radioattivi in volume2

Fonte: Ispra

MONITORAGGIO

Le reti di monitoraggio della radioattività ambientale costituiscono lo strumento operativo attraverso il quale è possibile valutare l’impatto radiologico dei rilasci in normale esercizio degli impianti e segnalare eventuali anomalie - legate a modificazioni dell’assetto del territorio o ad un diverso sfruttamento dello stesso o ad eventi non configurabili come situazioni incidentali - che comportino comunque un’alterazione dello stato radioecologico di una componente ambientale.

Nel grafico è riportato il numero di campioni analizzati nell’ambito delle attività di monitoraggio radiologico ambientale dei tre siti nucleari piemontesi: da oltre 10 anni sono analizzati più di 1.000 campioni/anno per più di 5.000 parametri/anno in circa 100 punti di prelievo diversi.

Campioni analizzati anni - 2002-2014

monitoraggio

Fonte: Arpa Piemonte

 

DOSE EFFICACE

Sulla base dei risultati analitici del monitoraggio radiologico viene effettuata, per ogni sito nucleare e con frequenza annuale, una stima della dose efficace per gli individui di riferimento della popolazione, da confrontare con il limite per la non rilevanza radiologica, fissato in 10 microSv/anno. Secondo i più recenti indirizzi nazionali e internazionali questo è il limite da considerare per l’esposizione a sorgenti di radiazioni artificiali.
Alla dose efficace possono contribuire, attraverso differenti vie critiche, sia matrici alimentari che ambientali. Le matrici e i radionuclidi di riferimento sono stati individuati, per ogni sito, in funzione delle informazioni disponibili sulle caratteristiche degli impianti, sui punti di prelievo, sulla radiotossicità e sul comportamento chimico dei radionuclidi stessi.


Per i tre siti nucleari piemontesi le attività di monitoraggio hanno consentito di verificare il rispetto nel tempo del limite di non rilevanza radiologica di 10 microSv/anno per gli individui di riferimento della popolazione.

Per approfondimenti sui siti nucleari piemontesi e sull’attività di Arpa consulta il sito alla pagina radioattività

 

Indicatori ambientali

Consulta gli indicatori alla pagina: 
https://www.arpa.piemonte.it/reporting/indicatori-on_line/pressioni-ambientali

La gestione dei rifiuti radioattvi
(2015)

Radioattivita nel particolato atmosferico (2015)

Tecniche analitiche utilizzate per le misure
(2014)

gestione rifiuti radioattivi 2015

radioattivita nel particolato atmosferico 2015

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Radioattività nell’ambiente
(2012)

Radioisotopi
rilasciati in aria e in acqua
(2012)
Impianti nucleari
(2011)

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impianti nucleari

Alcuni approfondimenti a siti esterni

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