Modelli di VIS

Sulla scorta dell’evoluzione delle riflessioni solo in parte riportate e delle molteplici esperienze empiriche sono stati prodotti, in campo internazionale, diversi modelli di VIS che coprono i vari livelli di governo locale, regionale, nazionale e sovranazionale. La VIS è attualmente utilizzata in Europa, Canada, Sati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Le ricerche effettuate per gli scopi del progetto Moniter [1] hanno portato all’identificazione di tre principali modelli operativi basati su due distinte concezioni di salute. Dal concetto di salute come assenza di malattia “deriva una valutazione degli effetti ristretta all’uso di prove di effetto puramente biomediche (tight perspective)” che si avvicina al percorso della VIA e considera principalmente la salute fisica, tentando di giungere a una quantificazione la più precisa del rischio. Esempi di tale modello sono quelli della Nuova Zelanda, del Canada e della Germania. Quando la salute è invece intesa nel significato più ampio di qualità della vita, “la valutazione degli effetti include anche le modificazioni indotte sui determinanti della salute (broad perspective)” e il modello di VIS che ne deriva è incentrato sugli aspetti sociologici e mette in risalto la percezione del rischio da parte della popolazione e prevede una quantificazione anche solo approssimata del rischio. Esempi di tale modello sono quelli del British Columbia (Canada), della Svizzera e del Merseyside (Regno Unito).

Sono tre i modelli di VIS che si sono sviluppati a partire da questi presupposti. Il primo è adottato nei paesi anglosassoni ed è noto come “modello Merseyside” e si basa su di un modello di salute di tipo socio-economico che tiene conto della molteplicità e dell’interazione dei determinanti di salute e mira alla ricostruzione di informazioni sul benessere generale della comunità. Tenta di includere nel processo tutti i portatori d’interesse, di favorire un processo democratico e partecipativo e di favorire lo sviluppo della comunità. Il secondo orientamento è più sviluppato in Germania ed è strettamente legato al concetto biomedico di salute e alla ricerca quantitativa. Il terzo orientamento si è sviluppato in seguito all’inchiesta sulle disuguaglianze di salute riportata nel “Rapporto Acheson” e considera la sanità nel suo complesso, non limitatamente allo stato di salute, ma estesa verso l’equità nella distribuzione degli effetti e all’eguaglianza nel diritto alla salute. Si tratta di un modello partecipativo che mira fondamentalmente ad attribuire legittimità alle decisioni collettive.

Esistono delle resistenze nell’incorporare la VIS nelle altre forme di valutazione d’impatto principalmente a causa del timore di modificare il suo orientamento originario di strumento indirizzato a valutare gli aspetti di salute rispetto a quelli ambientali e, nell’ambito della salute, a concentrare l’attenzione sulle dimensioni sociali.



[1] Arpa Emilia-Romagna - Quaderni di Moniter (2010). La Valutazione di Impatto sulla Salute – Un nuovo strumento a supporto delle decisioni.

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